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		<title>Rassegna stampa Aprile 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:3-13 Recenti trends nel trattamento della maculopatia secondaria a miopia patologica Background: la miopia patologica è una causa frequente nel mondo dei problemi visivi secondari in soggetti giovani. J Glaucoma 2012; 21:65-70 Trabeculoplastica laser selettiva nel trattamento del glaucoma ad angolo aperto Scopo: valutare l’effetto della trabeculoplastica laser selettiva (SLT) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:3-13<br />
</em><br />
<a href="http://www.atonline.it/?p=1281"  ><strong>Recenti trends nel trattamento della maculopatia secondaria a miopia patologica</strong></a></p>
<p>Background: la miopia patologica è una causa frequente nel mondo dei problemi visivi secondari in soggetti giovani.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>J Glaucoma 2012; 21:65-70</em></p>
<p><a href="http://www.atonline.it/?p=1279"  ><strong>Trabeculoplastica laser selettiva nel trattamento del glaucoma ad angolo aperto</strong></a></p>
<p>Scopo: valutare l’effetto della trabeculoplastica laser selettiva (SLT) relativamente alla pressione intraoculare nel trattamento di differenti tipi di glaucoma ad angolo aperto.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:95-102</em></p>
<p><a href="http://www.atonline.it/?p=1276"  ><strong>Terapia fotochimica con riboflavina e raggi UVA nel trattamento della cheratite batterica: studio pilota</a><br />
</strong><br />
Background: lo scopo di questo studio è stato quello di investigare il possibile ruolo dell’interazione fotochimica, usualmente impiegata nel cross-linking corneale, nel trattamento primario della cheratite batterica.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:124-31</em></p>
<p><a href="http://www.atonline.it/?p=1273"  ><strong>Studio randomizzato con impiego di dosi crescenti di sirolimus per via sottocongiuntivale o intravitreale in pazienti con edema maculare diabetico</strong></a></p>
<p>Scopo: valutare la sicurezza e la tollerabilità di una singola iniezione sottocongiuntivale o intravitreale di una formulazione oftalmica di sirolimus in occhi con edema maculare diabetico.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:159-63</em></p>
<p><strong><a href="http://www.atonline.it/?p=1271"  >Cheratomileusi in situ con laser a eccimeri nel trattamento dell’esotropia accomodativa refrattiva</strong></a></p>
<p>Scopo: dimostrare l’efficacia della chirurgia refrattiva con laser a eccimeri per correggere l’ipermetropia e lo strabismo convergente secondario all’accomodazione secondaria al difetto refrattivo.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:112-8</em></p>
<p><strong><a href="http://www.atonline.it/?p=1270"  >Associazione fra uso dell’aspirina e problematiche maculari legate all’età &#8211; Studio Europeo</strong></a></p>
<p>Scopo: studiare le associazioni fra uso di aspirina e problematiche maculari precoci e tardive legate all’età.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Br J Ophthalmol 2012;96:267-70</em></p>
<p><strong><a href="http://www.atonline.it/?p=1268"  >Effetto del diametro pupillare sull’acuità visiva non corretta in occhi con astigmatismo</strong></a></p>
<p>Scopo: determinare l’effetto del diametro pupillare sull’acuità visiva non corretta in occhi astigmatici.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>J Refract Surg 2012;28:15-24</em></p>
<p><strong><a href="http://www.atonline.it/?p=1266"  >Laser a femtosecondi con IntraLase vs. impiego di microcheratomo meccanico nella LASIK per il trattamento della miopia: review e meta-analisi sistematica</strong></a></p>
<p>Scopo: valutare la sicurezza, l’efficacia e la prevedibilità della LASIK miopica eseguita con laser a femtosecondi IntraLase (Abbott Medical Optics) rispetto alla LASIK miopica eseguita con microcheratomo.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.atonline.it/wp-content/uploads/2011/05/divisorio.png" alt="" height="3" width="708"></p>
<p><em>Ophthalmol2012;119:132-7</em></p>
<p><strong><a href="http://www.atonline.it/?p=1264"  >Studio prospettico relativo a impianto di fluocinolone acetonide nel trattamento dell’edema maculare cronico conseguente a occlusione della vena centrale della retina. Risultati a 36 mesi</strong></a></p>
<p>Obbiettivo: valutare la situazione visiva a lungo termine e gli effetti collaterali di un impianto a lento rilascio di fluocinolone acetonide in occhi con edema maculare cronico derivante da occlusione della vena centrale della retina.</p>
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		<item>
		<title>Recenti trends nel trattamento della maculopatia secondaria a miopia patologica</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.atonline.it/?p=1281</guid>
		<description><![CDATA[Recent trends in the management of maculopathy secondary to pathological myopia D. Mitry, H. Zambarakji Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:3-13 Background: la miopia patologica è una causa frequente nel mondo dei problemi visivi secondari in soggetti giovani. Disegno dello studio: studio prospettico di serie di casi clinici. Il termine “maculopatia miopica” include uno spettro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Recent trends in the management of maculopathy secondary to pathological myopia</em></p>
<p>D. Mitry, H. Zambarakji</p>
<p><em>Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:3-13 </em><br />
<strong><br />
Background:</strong> la miopia patologica è una causa frequente nel mondo dei problemi visivi secondari in soggetti giovani.</p>
<p><strong>Disegno dello studio: </strong>studio prospettico di serie di casi clinici. Il termine “maculopatia miopica” include uno spettro di alterazioni cliniche che sono alla base della causa principale di calo visivo in soggetti con miopia elevata. Lo scopo di questo studio è quello di descrivere i trends attuali nel trattamento medico e chirurgico della maculopatia secondaria a miopia patologica.</p>
<p><strong>Metodi:</strong> è stata fatta una revisione della letteratura e sono stati valutati l’epidemiologia, la storia naturale e le modalità di trattamento medico e chirurgico delle membrane neovascolari coroideali e delle problematiche vitreo-maculari secondarie a miopia patologica.</p>
<p><strong>Risultati:</strong> i trattamenti medici e chirurgici relativi al trattamento della maculopatia miopica hanno subito un’evidente evoluzione nel corso degli anni. In particolare la fotocoagulazione laser, la terapia fotodinamica con verteporfina e altri trattamenti medici sono stati superati dall’uso dei farmaci in grado di bloccare i fattori di crescita endoteliali nel trattamento delle membrane neovascolari coroideali secondarie a miopia patologica. Per quanto riguarda il trattamento dei disordini a carico dell’interfaccia fra vitreo e macula, come il foro maculare, il distacco di retina e la trazione maculare, la chirurgia ha sicuramente fatto importanti progressi; tuttavia il successo degli interventi rimane più basso rispetto a quanto accade in caso di pazienti non miopi affetti da queste problematiche.</p>
<p><strong>Conclusioni: </strong>da questo studio della letteratura risulta evidente che sia le membrane coroideali neovascolari che le problematiche vitreo-maculari possono essere considerate patologie trattabili. Ci sono in effetti numerose possibilità terapeutiche sia mediche che chirurgiche che hanno migliorato in maniera significativa la prognosi visiva dei soggetti affetti da maculopatia miopica; inoltre ci sono numerose terapie in fase sperimentale. Comunque, soprattutto in relazione al progredire delle tecnologie, è necessario mettere a punto e programmare degli studi ben disegnati e coordinati per stabilire un approccio uniforme basato sull’evidenza relativamente a classificazione e trattamento.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione:</strong> non esiste attualmente una definizione uniformemente accettata di “miopia patologica”. In linea di massima si parla di miopia patologica quando in soggetti con equivalente sferico superiore a 6 diottrie sono presenti alterazioni degenerative a carico della retina e in particolare della regione vitreo-maculare. Di solito la miopia patologica in realtà si verifica più spesso in caso di equivalente sferico superiore a 8 diottrie con lunghezze assiali superiori a 26,5 mm. La prevalenza della miopia patologica è variabile a seconda delle etnie: nella popolazione asiatica è compresa fra il 9 e il 21%, mentre negli Stati Uniti e in Australia è compresa fra il 2,8 e il 4,6%. Considerando questi numeri è chiaramente importante trovare delle soluzioni, almeno parziali, alle problematiche legate alla miopia patologica: in questa review vengono appunto illustrati gli enormi passi avanti fatti in questo campo nell’ultimo decennio e pertanto rinvio i lettori di questa newsletter alla lettura integrale dell’articolo.</div>
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		<title>Trabeculoplastica laser selettiva nel trattamento del glaucoma ad angolo aperto</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[Selective laser trabeculoplasty in the treatment of open-angle glaucoma B. Koucheki, H. Hashemi J Glaucoma 2012; 21:65-70 Scopo: valutare l’effetto della trabeculoplastica laser selettiva (SLT) relativamente alla pressione intraoculare nel trattamento di differenti tipi di glaucoma ad angolo aperto. Materiali e metodi: in questo studio prospettico, non randomizzato, interventistico sono stati arruolati pazienti con glaucoma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Selective laser trabeculoplasty in the treatment of open-angle glaucoma</em></p>
<p>B. Koucheki, H. Hashemi</p>
<p><em>J Glaucoma 2012; 21:65-70</em></p>
<p><strong>Scopo:</strong> valutare l’effetto della trabeculoplastica laser selettiva (SLT) relativamente alla pressione intraoculare nel trattamento di differenti tipi di glaucoma ad angolo aperto.</p>
<p><strong>Materiali e metodi: </strong>in questo studio prospettico, non randomizzato, interventistico sono stati arruolati pazienti con glaucoma ad angolo aperto non responsivi alla massima terapia antiglaucoma tollerabile. Sono stati studiati 136 occhi. La distribuzione delle tipologie di glaucoma era la seguente: 91 occhi affetti da glaucoma primario ad angolo aperto (66,9%), 22 occhi affetti da glaucoma pseudoesfoliativo (16,2%), 23 occhi affetti da glaucoma pigmentario (16,9%). I principali aspetti valutati sono stati il tono oculare e il numero di farmaci antiglaucoma usati prima del trattamento laser e, rispettivamente, dopo 1 giorno, 1 settimana e nel periodo compreso fra 1 e 18 mesi dopo il trattamento parachirurgico. Il trattamento di trabeculoplastica laser selettiva è stato effettuato usando l’approccio standard a 360°.</p>
<p><strong>Risultati:</strong> il follow-up medio è stato pari a 16,6 ± 4,3 mesi. Il tono oculare preoperatorio era pari a 22,0 ± 3,7 mmHg prima dell’intervento e risultava ridotto a 18,3 ± 3,7 mmHg all’ultima visita di follow-up. La riduzione media del tono oculare verificata all’ultima visita del follow-up e comparata con il preoperatorio è risultata pari a 3,6 ± 2,6 mmHg (16,3%) evidenziando una riduzione pari al 16,7% nei pazienti con glaucoma ad angolo aperto primitivo, al 16,6% nei pazienti con sindrome pseudoexfoliativa e al 14,5% nei pazienti con glaucoma pigmentario. Il confronto dei valori del tono oculare effettuato a 6 e a 16 mesi evidenziava un aumento della pressione intraoculare di 0,5 mmHg e di 2,7 mmHg rispettivamente nel gruppo totale dei pazienti e nel gruppo con glaucoma pigmentario. La riduzione della pressione intraoculare era significativamente inferiore nella popolazione diabetica.</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> il trattamento con trabeculoplastica laser selettiva ha indotto una riduzione della pressione oculare del 16,3% a distanza di 16 mesi dal trattamento stesso. L’entità della riduzione del tono oculare non differiva in maniera significativa nei 3 gruppi esaminati (glaucoma primario ad angolo aperto, glaucoma pseudoexfoliativo, glaucoma pigmentario). Un aumento significativo della pressione intraoculare è stato osservato a distanza di 6 mesi nel gruppo con glaucoma pigmentario. La procedura sembra essere meno efficace in pazienti diabetici.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione:</strong> la trabeculoplastica laser selettiva è stata introdotta nella pratica clinica nel 1995 per cui ancora oggi gli specialisti stanno valutandone la reale efficacia clinica nel trattamento del glaucoma primario ad angolo aperto. Attualmente in realtà tale tecnica viene utilizzata come trattamento di seconda scelta, ma considerando i risultati pubblicati in questo studio e anche quelli verificabili dai dati della letteratura potrebbe diventare un trattamento di prima scelta specialmente nel glaucoma primario ad angolo aperto. Fra l’altro la tecnica non sembra avere neppure rilevanti effetti collaterali, a parte l’insorgenza di discomfort oculare e di lieve dolore in circa il 25% dei pazienti trattati. Si tratta in ogni caso di un’ulteriore arma che lo specialista ha a disposizione nei casi di glaucoma di difficile gestione.</div>
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		<title>Terapia fotochimica con riboflavina e raggi UVA nel trattamento della cheratite batterica: studio pilota</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[UVA-riboflavin photochemical therapy of bacterial keratitis: a pilot study K. Makdoumi, J. Mortensen, O. Sorkhabi, B.-E. Malmvall, S. Crafoord Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:95-102 Background: lo scopo di questo studio è stato quello di investigare il possibile ruolo dell’interazione fotochimica, usualmente impiegata nel cross-linking corneale, nel trattamento primario della cheratite batterica. Metodi: è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>UVA-riboflavin photochemical therapy of bacterial keratitis: a pilot study</em></p>
<p>K. Makdoumi, J. Mortensen, O. Sorkhabi, B.-E. Malmvall, S. Crafoord</p>
<p><em>Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2012;250:95-102</em></p>
<p><strong>Background:</strong> lo scopo di questo studio è stato quello di investigare il possibile ruolo dell’interazione fotochimica, usualmente impiegata nel cross-linking corneale, nel trattamento primario della cheratite batterica.</p>
<p><strong>Metodi:</strong> è stato condotto uno studio prospettico non randomizzato su 16 pazienti con diagnosi clinica di cheratite batterica. Nessun paziente era stato trattato in precedenza con antibiotici per l’infezione in corso. La cornea infetta è stata fotografata e sono state effettuate le colture microbiche dopo tampone corneale. La riboflavina è stata somministrata topicamente per 20 minuti e in questo tempo la cornea è stata esposta a irradiazione con raggi ultravioletti (UVA) con il settaggio abitualmente utilizzato nel trattamento del cheratocono. Al termine della procedura i controlli sono stati eseguiti almeno una volta al giorno fino al momento della guarigione clinica. Dopo la guarigione il numero di controlli è stato progressivamente ridotto. La terapia antibiotica è stata iniziata solo nel caso di sospetta progressione dell’infezione. Il trial è stato registrato presso ISCRTN.org (numero 21432643).</p>
<p><strong>Risultati:</strong> tutti gli occhi hanno risposto al trattamento fotochimico con miglioramento dei sintomi e riduzione del quadro infiammatorio. In tutti i casi si è ottenuta la guarigione dell’area disepitelizzata a livello dell’ulcera. La somministrazione di antibiotici si è resa necessaria in 2 casi. In un paziente si è reso necessario il trapianto di una membrana amniotica umana.</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> questo trial ha evidenziato che l’attivazione della riboflavina con l’impiego di raggi UVA a 365 nm ha la potenzialità di promuovere la guarigione in pazienti affetti da cheratite microbica. I risultati di questo studio eseguito su 16 pazienti con ulcere corneali indica che la terapia fotochimica riboflavina-UVA merita di essere valutata con uno studio controllato per valutare la sua efficacia e la sua sicurezza confrontandola con quella degli antibiotici.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione: </strong>la sempre più frequente insorgenza di resistenza agli antibiotici impiegati nel trattamento della cheratite batterica sta spingendo i ricercatori a trovare nuove possibili soluzioni. Questo interessante trial, preceduto da altri studi in vitro che avevano evidenziato l’attività battericida dell’associazione riboflavina-UVA, potrebbe rappresentare una novità nel trattamento delle ulcere corneali resistenti alla terapia antibiotica come evidenziato anche in alcuni case-reports pubblicati in letteratura. Deve essere però tenuto in considerazione il fatto che la maggior parte delle ulcere inserite in questo studio erano di media-bassa gravità, per cui è ancora tutta da provare l’efficacia della terapia riboflavina-UVA in casi complessi.
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		<title>Studio randomizzato con impiego di dosi crescenti di sirolimus per via sottocongiuntivale o intravitreale in pazienti con edema maculare diabetico</title>
		<link>http://www.atonline.it/index.php/2012/04/studio-randomizzato-con-impiego-di-dosi-crescenti-di-sirolimus-per-via-sottocongiuntivale-o-intravitreale-in-pazienti-con-edema-maculare-diabetico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=studio-randomizzato-con-impiego-di-dosi-crescenti-di-sirolimus-per-via-sottocongiuntivale-o-intravitreale-in-pazienti-con-edema-maculare-diabetico</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[A randomized, dose-escalation study of subconjunctival and intravitreal injections of sirolimus in patients with diabetic macular edema P.U. Dugel, M.S. Blumenkranz, J.A. Haller, G.A. Williams, W.A. Solley, D.M. Kleinman, J. Naor Ophthalmology 2012;119:124-31 Scopo: valutare la sicurezza e la tollerabilità di una singola iniezione sottocongiuntivale o intravitreale di una formulazione oftalmica di sirolimus in occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A randomized, dose-escalation study of subconjunctival and intravitreal injections of sirolimus in patients with diabetic macular edema</em></p>
<p>P.U. Dugel, M.S. Blumenkranz, J.A. Haller, G.A. Williams, W.A. Solley, D.M. Kleinman, J. Naor</p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:124-31</em></p>
<p><strong>Scopo: </strong>valutare la sicurezza e la tollerabilità di una singola iniezione sottocongiuntivale o intravitreale di una formulazione oftalmica di sirolimus in occhi con edema maculare diabetico.</p>
<p><strong>Disegno dello studio:</strong> studio di fase 1 randomizzato, aperto, con dosaggi crescenti.</p>
<p><strong>Partecipanti:</strong> 50 occhi di 50 pazienti con edema maculare diabetico, spessore retinico ≥ 300 micron e migliore acuità visiva corretta compresa fra 20/40 e 20/200.</p>
<p><strong>Metodi: </strong>è stata somministrata una dose singola di sirolimus per via sottocongiuntivale (220, 440, 880, 1320 o 1760 microgrammi) o per via intravitreale (44, 110, 176, 264 o 352 microgrammi) al tempo 0; il periodo di osservazione è durato 90 giorni.</p>
<p><strong>Principali obiettivi dello studio:</strong> il primo scopo dello studio è stata la valutazione della frequenza e della gravità degli effetti collaterali oculari e sistemici. Gli end-point secondari sono stati quelli relativi alla valutazione della variazione della migliore acuità visiva corretta e dello spessore retinico.</p>
<p><strong>Risultati: </strong>non è stato evidenziato un rapporto fra il dosaggio e la comparsa di tossicità e gli effetti collaterali oculari sono stati quasi sempre lievi e transitori. La comparsa di iperemia, emorragia ed edema è risultata frequente dopo le iniezioni sottocongiuntivali mentre la comparsa di emorragia sottocongiuntivale era frequente dopo iniezione intravitreale. Tre pazienti hanno presentato effetti collaterali molto probabilmente correlati al farmaco in studio: in 1 paziente sottoposto a iniezione sottocongiuntivale è stata osservata la comparsa di edema congiuntivale e di riduzione dell’acuità visiva, mentre si è verificato un caso di irite in un paziente sottoposto a iniezione intravitreale. Non sono stati riscontrati effetti collaterali oculari seri. Non sono stati evidenziati effetti collaterali sistemici da correlare al farmaco in studio. L’esposizione sistemica al sirolimus è risultata bassa e i livelli ematici riscontrati erano inferiori a quelli necessari per indurre immunosoppressione. Per quanto riguarda il gruppo sottoposto a iniezione sottocongiuntivale (n = 25) il miglioramento della migliore acuità visiva corretta è iniziato al giorno 7 (5 lettere), proseguendo poi al giorno 14 (3 lettere), al giorno 45 (4 lettere) e al giorno 90 (4 lettere). Al giorno 45 la riduzione media dello spessore retinico era pari a -23,7 micron. Per quanto riguarda il gruppo sottoposto a iniezione intravitreale (n = 25) l’aumento medio della migliore acuità visiva corretta è risultato pari a 2 lettere al giorno 78 mentre al giorno 14, 45 e 90 l’aumento medio si è mantenuto su 4 lettere; la riduzione media dello spessore retinico è risultata pari a -52 micron al giorno 45.</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> il sirolimus somministrato a livello oculare è risultato ben tollerato senza raggiungere livelli sistemici rilevanti a tutti i dosaggi testati in questa piccola popolazione inserita nello studio di fase 1. Questi risultati positivi richiederanno un’ulteriore conferma testando il sirolimus in studi di fase 2.</p>
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<strong>Recensione:</strong> negli Stati Uniti ogni anno si verificano 24.000 casi di cecità causati dalla retinopatia diabetica per la quale non esiste ancora una terapia in grado di bloccarne in maniera definitiva l’evoluzione. Il sirolimus, un agente antifungino dotato di attività immunosoppressiva, è in grado di inibire l’iperpermeabilità del microcircolo indotta dal VEGF e, inibendo l’attività della protein chinasi C (attivata dall’iperglicemia), blocca l’effetto proangiogenetico di questa proteina. In relazione a questa attività gli autori hanno impiegato il sirolimus a differenti concentrazioni con lo scopo di capirne le potenzialità cliniche. Pur trattandosi di uno studio di fase 1, i risultati possono essere considerati incoraggianti: soprattutto la tossicità sembra essere molto bassa e anche i risultati clinici sul visus e sullo spessore maculare sembrano essere soddisfacenti.
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		<title>Cheratomileusi in situ con laser a eccimeri nel trattamento dell’esotropia accomodativa refrattiva</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Laser in situ keratomileusis for the treatment of refractive accommodative esotropia O.M. Brugnoli de Pagano, G.L. Pagano Ophthalmology 2012;119:159-63 Scopo: dimostrare l’efficacia della chirurgia refrattiva con laser a eccimeri per correggere l’ipermetropia e lo strabismo convergente secondario all’accomodazione secondaria al difetto refrattivo. Disegno dello studio: studio prospettico e interventistico relativo a una serie di casi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Laser in situ keratomileusis for the treatment of refractive accommodative esotropia</em></p>
<p>O.M. Brugnoli de Pagano, G.L. Pagano</p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:159-63</em></p>
<p><strong>Scopo:</strong> dimostrare l’efficacia della chirurgia refrattiva con laser a eccimeri per correggere l’ipermetropia e lo strabismo convergente secondario all’accomodazione secondaria al difetto refrattivo.</p>
<p><strong>Disegno dello studio: </strong>studio prospettico e interventistico relativo a una serie di casi clinici.</p>
<p><strong>Partecipanti:</strong> 46 occhi di 23 pazienti con ipermetropia ed esotropia accomodativa refrattiva totale o parziale.</p>
<p><strong>Metodi: </strong>i pazienti sono stati trattati con laser a eccimeri impiegando la tecnica LASIK nel periodo compreso fra il 2000 e il 2010.</p>
<p><strong>Principali obiettivi dello studio:</strong> equivalente sferico refrattivo e allineamento oculare preoperatori e postoperatori.</p>
<p><strong>Risultati: </strong>l’età media dei pazienti era pari a 25 ± 12,6 anni (deviazione standard). L’entità dell’ipermetropia era pari a 3,67 ± 1,28 diottrie prima dell’intervento e a 0,21 ± 0,59 diottrie dopo l’intervento (p < 0,001). L’angolo medio di deviazione oculare era pari a 21,0 diottrie prismatiche prima dell’intervento e a 3,7 diottrie prismatiche dopo l’intervento (p < 0,001).</p>
<p><strong>Conclusioni: </strong>la chirurgia refrattiva con laser a eccimeri è un’opzione promettente nel trattamento dell’esotropia accomodativa refrattiva.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione:</strong> gli occhi con esotropia accomodativa risultano tipicamente deviati senza correzione ottica e tornano a essere allineati in parte o del tutto dopo correzione del difetto refrattivo con occhiali o lenti a contatto. Di conseguenza anche la LASIK ipermetropica potrebbe portare a buoni risultati; fra l’altro gli autori hanno effettuato l’intervento di LASIK anche in pazienti di età compresa fra 11 e 16 anni (9 pazienti). In questi pazienti i risultati sono stati ugualmente buoni e gli autori sono riusciti a ottenere con un unico intervento un duplice scopo: la correzione dell’ipermetropia e l’allineamento degli assi oculari.
</div>
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		<title>Associazione fra uso dell’aspirina e problematiche maculari legate all’età &#8211; Studio Europeo</title>
		<link>http://www.atonline.it/index.php/2012/04/associazione-fra-uso-dell%e2%80%99aspirina-e-problematiche-maculari-legate-all%e2%80%99eta-studio-europeo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=associazione-fra-uso-dell%25e2%2580%2599aspirina-e-problematiche-maculari-legate-all%25e2%2580%2599eta-studio-europeo</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.atonline.it/?p=1270</guid>
		<description><![CDATA[Associations between aspirin use and aging macula disorder &#8211; The European Eye Study P.T.V.M. de Jong, U. Chakravarthy, M. Rahu, J. Seland, G. Soubrane, F. Topouzis, J.R. Vingerling, J. Vioque, I. Young, A.E. Fletcher Ophthalmology 2012;119:112-8 Scopo: studiare le associazioni fra uso di aspirina e problematiche maculari precoci e tardive legate all’età. Disegno dello studio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Associations between aspirin use and aging macula disorder &#8211; The European Eye Study<br />
</em><br />
P.T.V.M. de Jong, U. Chakravarthy, M. Rahu, J. Seland, G. Soubrane, F. Topouzis, J.R. Vingerling, J. Vioque, I. Young, A.E. Fletcher</p>
<p><em>Ophthalmology 2012;119:112-8</em></p>
<p><strong>Scopo:</strong> studiare le associazioni fra uso di aspirina e problematiche maculari precoci e tardive legate all’età.</p>
<p><strong>Disegno dello studio:</strong> studio basato su gruppi di popolazioni facenti parte dell’“European Eye Study” che include 7 centri dal nord al sud Europa.</p>
<p><strong>Partecipanti:</strong> in totale sono stati inseriti 4691 partecipanti di età uguale o superiore a 65 anni scelti in maniera casuale.</p>
<p><strong>Metodi:</strong> l’assunzione di aspirina e altri possibili fattori correlati all’insorgenza della degenerazione maculare senile sono stati valutati con l’ausilio di un questionario strutturato. Le valutazioni oftalmologiche sono state eseguite seguendo standard precisi. Per classificare la degenerazione maculare senile è stato usato il Sistema di Classificazione Internazionale di valutazione in gradi delle immagini digitalizzate del fundus. I prelievi ematici sono stati analizzati nel medesimo laboratorio. Le associazioni sono state analizzate tramite analisi statistica (regressione logistica).<br />
Principali aspetti analizzati nello studio: odd ratios per la degenerazione maculare relativo ai pazienti che assumevano aspirina.</p>
<p><strong>Risultati:</strong> la degenerazione maculare senile precoce era presente nel 36,4% dei partecipanti e quella tardiva nel 3,3%. L’uso mensile di aspirina è stato segnalato in 1931 pazienti (41,2%), l’uso almeno una volta a settimana nel 7% dei pazienti e l’uso giornaliero nel 17,3% dei pazienti. Relativamente all’uso giornaliero di aspirina, l’odd ratios, aggiustato in base alla presenza di altri possibili cofattori, evidenziava un costante incremento con l’aumento della gravità dei gradi della degenerazione maculare senile. I valori erano i seguenti: grado 1, 1,26 (intervallo di confidenza al 95%, 1,08-1,46; p < 0,001); grado 2, 1,42 (intervallo di confidenza al 95%, 1,18-1,70); degenerazione maculare umida tardiva, 2,22 (intervallo di confidenza al 95%, 1,61-3,05).</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> l’uso frequente di aspirina è risultato associato con la degenerazione maculare senile precoce e con la degenerazione maculare tardiva umida e l’odd ratios aumentava con l’aumento della frequenza di uso. Questa interessante osservazione deve portare a ulteriori valutazioni per valutare l’associazione fra consumo di aspirina e degenerazione maculare senile.</p>
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<strong>Recensione:</strong> diversi studi hanno evidenziato in passato un possibile rapporto fra uso di aspirina e degenerazione maculare senile. Gli autori hanno effettuato uno studio su larga scala anche in considerazione del fatto che nell’ambito della popolazione senile una percentuale rilevante di persone assume aspirina a basso dosaggio a scopo preventivo. Lo studio sembra evidenziare una possibile associazione fra uso di aspirina e degenerazione maculare senile, ma essendo presenti nel lavoro numerosi bias e non potendo escludere la presenza di altri fattori di rischio, i risultati vanno chiaramente interpretati con molta cautela.
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		<title>Effetto del diametro pupillare sull’acuità visiva non corretta in occhi con astigmatismo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Effect of pupil size on uncorrected visual acuity in astigmatic eyes K. Kamiya, H. Kobashi, K. Shimizu, T. Kawamorita, H. Uozato Br J Ophthalmol 2012;96:267-70 Scopo: determinare l’effetto del diametro pupillare sull’acuità visiva non corretta in occhi astigmatici. Metodi: gli autori hanno esaminato 20 occhi normali di 20 volontari sani [età 26,7 ± 4,9 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Effect of pupil size on uncorrected visual acuity in astigmatic eyes</em></p>
<p>K. Kamiya, H. Kobashi, K. Shimizu, T. Kawamorita, H. Uozato</p>
<p><em>Br J Ophthalmol 2012;96:267-70<br />
</em></p>
<p><strong>Scopo:</strong> determinare l’effetto del diametro pupillare sull’acuità visiva non corretta in occhi astigmatici.</p>
<p><strong>Metodi: </strong>gli autori hanno esaminato 20 occhi normali di 20 volontari sani [età 26,7 ± 4,9 anni (media ± SD); 8 uomini e 12 donne]. Dopo aver valutato e corretto il difetto refrattivo valutando la refrazione in cicloplegia, gli autori hanno indotto un astigmatismo di 1, 2 e 3 diottrie secondo regola e contro regola in ciascun occhio e quindi hanno testato la miglior acuità visiva non corretta impiegando pupille artificiali (da 1 a 5 mm) in questi occhi resi astigmatici. Le misurazioni sono state eseguite 3 volte e i valori medi sono stati usati per l’analisi statistica.</p>
<p><strong>Risultati:</strong> negli occhi con astigmatismo secondo regola di 1, 2 e 3 diottrie la migliore acuità visiva non corretta espressa in logMAR era pari rispettivamente a 0,04 ± 0,08, 0,09 ± 0,09 e 0,16 ± 0,16 per pupille da 1 mm, a -0,01 ± 0,09, 0,12 ± 0,15 e 0,33 ± 0,24 per pupille da 2 mm, a 0,02 ± 0,09, 0,20 ± 0,19 e 0,46 ± 0,30 per pupille da 3 mm, a 0,02 ± 0,08, 0,24 ± 0,20 e 0,48 ± 0,21 per pupille da 4 mm e infine a 0,08 ± 0,10, 0,33 ± 0,18 e 0,53 ± 0,22 per pupille da 5 mm.<br />
La varianza dei dati è risultata significativa da un punto di vista statistico (p = 0,03 per 1 diottria, p < 0,001 per 2 diottrie e p < 0,001 per 3 diottrie, analisi di varianza). Risultati simili sono stati ottenuti in occhi con astigmatismo contro regola.</p>
<p><strong>Conclusioni: </strong>sia l’entità dell’astigmatismo che il diametro pupillare modificano la migliore acuità visiva non corretta in occhi astigmatici. Questi dati suggeriscono l’importanza di tenere in considerazione, per ottenere la migliore correzione ottica in occhi astigmatici, non solo l’entità dell’astigmatismo ma anche il diametro pupillare.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione:</strong> questo studio evidenzia un aspetto che è noto a tutti ma che non è stato mai ben quantificato, ovvero l’importanza del diametro pupillare nell’influenzare la qualità della visione. In pratica lo studio evidenzia che l’acuità visiva non corretta in occhi astigmatici è superiore in caso di pupille di piccolo diametro rispetto alle situazioni di diametro pupillare più grande: questo in pratica indica che il diametro pupillare ha un ruolo importante nel condizionare la performance visiva. In particolare risulta evidente che una pupilla piccola riduce l’entità delle aberrazioni oculari e questo aspetto deve essere tenuto in particolare considerazione in caso di occhi da sottoporre o sottoposti a chirurgia refrattiva.
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		<title>Laser a femtosecondi con IntraLase vs. impiego di microcheratomo meccanico nella LASIK per il trattamento della miopia: review e meta-analisi sistematica</title>
		<link>http://www.atonline.it/index.php/2012/04/laser-a-femtosecondi-con-intralase-vs-impiego-di-microcheratomo-meccanico-nella-lasik-per-il-trattamento-della-miopia-review-e-meta-analisi-sistematica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=laser-a-femtosecondi-con-intralase-vs-impiego-di-microcheratomo-meccanico-nella-lasik-per-il-trattamento-della-miopia-review-e-meta-analisi-sistematica</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

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		<description><![CDATA[IntraLase femtosecond laser vs. mechanical microkeratomes in LASIK for myopia: a systematic review and meta-analysis S. Chen, Y. Feng, A. Stojanovic, M.R. Jankov II, Q. Wang J Refract Surg 2012;28:15-24 Scopo: valutare la sicurezza, l’efficacia e la prevedibilità della LASIK miopica eseguita con laser a femtosecondi IntraLase (Abbott Medical Optics) rispetto alla LASIK miopica eseguita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>IntraLase femtosecond laser vs. mechanical microkeratomes in LASIK for myopia: a systematic review and meta-analysis</em></p>
<p>S. Chen, Y. Feng, A. Stojanovic, M.R. Jankov II, Q. Wang</p>
<p><em>J Refract Surg 2012;28:15-24</em></p>
<p><strong>Scopo:</strong> valutare la sicurezza, l’efficacia e la prevedibilità della LASIK miopica eseguita con laser a femtosecondi IntraLase (Abbott Medical Optics) rispetto alla LASIK miopica eseguita con microcheratomo.</p>
<p><strong>Metodi:</strong> è stata effettuata una ricerca della letteratura nell’ambito della Cochrane Library, PubMed e EMBASE alla ricerca di trial clinici rilevanti relativi al confronto fra LASIK eseguita con laser a femtosecondi e quella eseguita con microcheratomo meccanico con lo scopo di correggere la miopia. È stata effettuata una metanalisi relativa agli obiettivi primari dello studio (perdita ≥ 2 righe della acuità visiva corretta per lontano, acuità visiva non corretta per lontano pari o superiore a 20/20, equivalente sferico relativo alla refrazione manifesta entro ± 0,5 diottrie, equivalente sferico refrattivo finale, astigmatismo) e relativa agli obiettivi secondari (prevedibilità dello spessore del flap, variazioni delle aberrazioni di ordine elevato e complicanze).</p>
<p><strong>Risultati:</strong> sono stati trovati 15 articoli per un totale di 3679 occhi operati. Non sono state evidenziate differenze significative fra i 2 gruppi relativamente alla perdita ≥ 2 righe della acuità visiva corretta per lontano (p = ,44), ai pazienti che hanno ottenuto una acuità visiva non corretta per lontano pari o superiore a 20/20 (p = ,24), all’acuità visiva finale non corretta (p = ,12), all’equivalente sferico refrattivo medio finale (p = ,74), all’astigmatismo finale (p = ,27) o alle variazioni delle aberrazioni di ordine elevato. Nel gruppo operato con IntraLase è stato riscontrato un numero maggiore di pazienti che rientrava nel range di ± 0,5 diottrie della refrazione target (p = ,05) rispetto al gruppo operato con microcheratomo; inoltre lo spessore del flap è risultato più prevedibile nel gruppo operato con IntraLase (p < ,0001). Nel gruppo operato con microcheratomo sono stati evidenziati più casi di difetti epiteliali (p = ,04) mentre nel gruppo operato con IntraLase erano più frequenti i casi di cheratite lamellare (p = ,01).</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> in accordo con i dati disponibili, la LASIK eseguita con il laser a femtosecondi IntraLase non evidenzia benefici significativi rispetto alla LASIK eseguita con microcheratomo relativamente a sicurezza ed efficacia; la LASIK eseguita con IntraLase ha però vantaggi più evidenti relativamente alla prevedibilità dei risultati.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione:</strong> l’IntraLase è stato introdotto nella pratica clinica nel 2001 e, insieme ad altri laser a femtosecondi, sta progressivamente sostituendo il microcheratomo nell’ambito degli interventi di LASIK. Questo studio, in cui è stata eseguita un’analisi dei principali lavori pubblicati in letteratura, non ha evidenziato significative differenze fra femtolaser e microcheratomo meccanico: come però era prevedibile e ipotizzabile il laser a femtosecondi risulta essere più preciso nella preparazione del flap, specialmente relativamente allo spessore dello stesso. Questo aspetto, anche in relazione alla maggior uniformità e levigatezza del taglio eseguito, sembra poter spiegare il fatto che negli operati con femtolaser si ottiene inoltre un miglior risultato refrattivo anche se la differenza fra i due gruppi valutati non è poi eccessiva.
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Studio prospettico relativo a impianto di fluocinolone acetonide nel trattamento dell’edema maculare cronico conseguente a occlusione della vena centrale della retina. Risultati a 36 mesi</title>
		<link>http://www.atonline.it/index.php/2012/04/studio-prospettico-relativo-a-impianto-di-fluocinolone-acetonide-nel-trattamento-dell%e2%80%99edema-maculare-cronico-conseguente-a-occlusione-della-vena-centrale-della-retina-risultati-a-36-mesi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=studio-prospettico-relativo-a-impianto-di-fluocinolone-acetonide-nel-trattamento-dell%25e2%2580%2599edema-maculare-cronico-conseguente-a-occlusione-della-vena-centrale-della-retina-risultati-a-36-mesi</link>
		<comments>http://www.atonline.it/index.php/2012/04/studio-prospettico-relativo-a-impianto-di-fluocinolone-acetonide-nel-trattamento-dell%e2%80%99edema-maculare-cronico-conseguente-a-occlusione-della-vena-centrale-della-retina-risultati-a-36-mesi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 07:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[nascondi in home]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.atonline.it/?p=1264</guid>
		<description><![CDATA[Prospective study of a fluocinolone acetonide Implant for chronic macular edema from central retinal vein occlusion. Thirty-six-month results N. Jain, S.S. Stinnett, G.J. Jaffe Ophthalmol2012;119:132-7 Obbiettivo: valutare la situazione visiva a lungo termine e gli effetti collaterali di un impianto a lento rilascio di fluocinolone acetonide in occhi con edema maculare cronico derivante da occlusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Prospective study of a fluocinolone acetonide Implant for chronic macular edema from central retinal vein occlusion. Thirty-six-month results</em></p>
<p>N. Jain, S.S. Stinnett, G.J. Jaffe</p>
<p><em>Ophthalmol2012;119:132-7</em></p>
<p><strong>Obbiettivo:</strong> valutare la situazione visiva a lungo termine e gli effetti collaterali di un impianto a lento rilascio di fluocinolone acetonide in occhi con edema maculare cronico derivante da occlusione della vena centrale della retina.</p>
<p><strong>Disegno dello studio:</strong> studio prospettico e interventistico su una serie di casi.<br />
Partecipanti: complessivamente sono stati inseriti nello studio un totale di 24 occhi di 23 pazienti con riduzione visiva associata a edema maculare cronico secondario a occlusione della vena centrale della retina.</p>
<p><strong>Intervento:</strong> impianto di fluocinolone acetonide intravitreale a lento rilascio del farmaco.<br />
Principali obiettivi dello studio: il primo scopo dello studio è stata la valutazione dell’acuità visiva media relativamente al numero di lettere lette utilizzando le tavole ETDRS (Early Treatment of Diabetic Retinopathy Study) a distanza di 36 mesi dall’impianto. Gli scopi secondari dello studio includevano la valutazione del numero di soggetti con un miglioramento ≥ 10 lettere nell’ETDRS score, dello spessore foveale centrale, del volume maculare totale e della pressione intraoculare.</p>
<p><strong>Risultati:</strong> a distanza di 1, 2 e 3 anni dopo l’impianto l’acuità visiva media evidenziava un miglioramento pari a 4,5 (p = 0,52), a 8,2 (p = 0,07) e a 3,4 (p = 0,64) lettere rispettivamente; inoltre il 32, il 56 e il 50% degli occhi in studio evidenziavano (a distanza di 1, 2 e 3 anni) un guadagno di almeno 10 lettere nell’ETDRS score. Con riferimento agli stessi ambiti temporali, lo spessore centrale foveale medio migliorava rispettivamente di 247 micron (44%; p = 0,002), 212 micron (38%; p < 0,001) e 250 micron (45%; p < 0,001). Durante il periodo dello studio tutti gli occhi fachici hanno dovuto essere sottoposti a intervento di cataratta e 5 occhi sono andati incontro a chirurgia per glaucoma.</p>
<p><strong>Conclusioni:</strong> il sistema a lento rilascio di fluocinolone acetonide determina un miglioramento dell’acuità visiva e anche un miglioramento in termini anatomici in pazienti con edema maculare derivante da occlusione della vena centrale della retina e può essere un’opzione promettente in pazienti con questa patologia. Le complicanze principali sono state l’insorgenza di cataratta e l’aumento del tono oculare.</p>
<div style="background-color:#d8f6f1">
<strong>Recensione: </strong>i trend attuali relativi al trattamento dell’edema maculare cronico derivante da occlusione della vena centrale della retina prevedono in linea di massima l’uso di anti-VEGF tipo avastina o di corticosteroidi intravitreali. Il problema principale è rappresentato però dalla scarsa persistenza dei farmaci all’interno del vitreo. Attualmente fra gli steroidi a lento rilascio viene spesso impiegato l’Ozurdex (Allergan): gli studi evidenziano però un picco di attività nei primi 60 giorni con un calo nei mesi successivi. In questo studio è stato impiegato il Retisert (Bausch &#038; Lomb) che attualmente è approvato dall’FDA per il trattamento delle uveiti posteriori croniche non infettive: la persistenza nel vitreo del fluocinolone acetonide con il sistema a lento rilascio impiegato sembra essere notevole, anche se praticamente in tutti i pazienti si verifica l’insorgenza di cataratta e in alcuni di glaucoma.
</div>
]]></content:encoded>
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